Origine Storiche della Fiera dei Morti di Asola

Quando nell’anno 1443, il doge Francesco Foscari accordò ad Asola, la fedelissima, il privilegio di poter tenere, all’interno della fortezza “certas nundinas” (una fiera), probabilmente non pensava che tale tradizione sarebbe durata così a lungo nel tempo.
La concessione, che riconfermava i termini di un beneficio ottenuto due anni prima, conferiva ad Asola la possibilità di allestire, per la festa di San Michele, oppure in un’altra data prescelta dalla comunità, una fiera della durata complessiva di otto giorni, nel corso della quale era possibile vendere e comprare bestiame e altri beni senza corrispondere a nessuno, dazi, tasse o balzelli.


Ai mercanti, che venivano da lontano con merce rara e inusuale, si affiancavano spesso giocolieri, girovaghi e menestrelli che si destreggiavano per intrattenere il pubblico e farlo divertire. Un secolo dopo s’introdusse, su richiesta della balda gioventù asolana, l’uso di cimentarsi in giochi e tornei nei quali dimostrare la propria abilità, forza e resistenza. Tutto cambia e tutto resta uguale.
Quando la fiera dei Santi venne esiliata, per motivi sanitari ed economici, nel cimitero dei “Morti Suburbani”, il popolo, che non sentiva nel cuore una festa tenuta così lontano, chiese a gran voce il suo ritorno entro le mura, dove venne poi ripristinata, portandosi però addosso un nome nuovo!


Adesso in piazza, nel luogo antico della fiera, ci sono questi animali, che tranquilli si fanno ammirare da chi, pur vivendo in campagna non li hai mai visti così da vicino e sicuramente, rispetto a quelli del passato, a loro è destinato un futuro migliore.

Ricerche di Emanuela Contessa
Testo di Stefano Solazzi

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