Spesso si pensa all’ecologia come a un problema immenso, quasi insormontabile. Si parla di sfide globali senza soluzione all’orizzonte, di carenze strutturali e di investimenti fuori da qualsiasi budget ipotizzabile.
In parte è vero, ma il segreto sta nel cambiare prospettiva. Non dobbiamo perdere la visione d’insieme, ma possiamo agire attraverso piccole azioni e conquiste quotidiane che, sommate, generano un impatto concreto. Il celebre motto latino “divide et impera”, adottato anche in alcuni algoritmi, può rivelarsi una strategia vincente anche in questo contesto.
Perché vi parlo di questo? Perché è esattamente ciò che sta accadendo nella nostra piccola città. Un gruppo di giovani asolani ha deciso di mettersi in gioco, offrendo il proprio ingegno e la propria passione per trovare soluzioni innovative a problemi storici del nostro tempo.
Avete mai sentito parlare di un Hackathon? E di un Climathon? Un Hackathon è una maratona di 24 ore dedicata alla risoluzione di un problema specifico; il Climathon è la sua declinazione ecologica, focalizzata sulle sfide ambientali e climatiche.
A novembre, a Courmayeur, si è svolto il Climathon 2024, un evento che ha posto al centro dell’attenzione temi cruciali come la mobilità sostenibile, la gestione delle risorse idriche e lo smaltimento dei rifiuti, con particolare attenzione al contesto montano e alle sue peculiarità. Organizzato dalla Fondazione Brodolini in collaborazione con il Comune di Courmayeur, il Climathon si inserisce nel più ampio progetto Courmayeur Climate Hub, finanziato con fondi Next Generation EU nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’obiettivo? Promuovere un futuro più sostenibile per le Alpi.
Durante un Climathon c’è una parte di formazione in cui i partecipanti possono acquisire consapevolezza e competenze sui temi trattati, seguita da una fase operativa in cui i gruppi hanno 24 ore di tempo per ideare una soluzione e svilupparla a livello concettuale. I partecipanti si confrontano dal vivo con esperti del settore, amministratori locali, presidenti di associazioni territoriali e professionisti, ottenendo feedback in tempo reale sulla validità del progetto in sviluppo. Entro il termine delle 24 ore, ogni gruppo deve realizzare un piccolo studio di fattibilità e preparare una presentazione da consegnare alla giuria. Gli interventi di Grammenos Mastrojeni ed Edoardo Cremonese e le testimonianze di Simone Molteni (Primo Climate VC, LifeGate) e di Alice Pomiato hanno arricchito la parte formativa.
E poi ci sono loro, i nostri ragazzi asolani, che con entusiasmo e determinazione hanno affrontato un lungo viaggio per partecipare a questa sfida: Sabrina Bellomi, studentessa di Scienze della Formazione Primaria e insegnante presso la scuola primaria di Asola; Gabriele Bellini, software engineer; Stefano Bellomi, tecnico elettricista; Emanuele Giudici, operatore di macchine movimento terra; e chi scrive, cofondatore di Aster Studio e consigliere delegato all’ambiente e all’innovazione per il Comune di Casalromano.
Il gruppo ha scelto di affrontare il tema della gestione dei rifiuti in alta quota, un problema particolarmente complesso e costoso in molte aree montane, in particolare nella Valdigne, che comprende i comuni di Courmayeur, La Salle, La Thuile, Morgex e Pré-Saint-Didier. In questa valle il tasso di riciclaggio è inferiore del 13% rispetto alla media regionale, a causa della scarsa qualità dei rifiuti conferiti dai rifugi d’alta quota, spesso privi di strumenti adeguati a una corretta raccolta differenziata. Pensiamo per un attimo alla magnificenza del Monte Bianco: un simbolo di natura incontaminata che, paradossalmente, ogni giorno vede il transito di decine di sacchi neri di rifiuti indifferenziati trasportati dalla funivia Skyway.
Dopo un’attenta analisi, il gruppo ha elaborato un’idea: nasce così Vert-Eco, un sistema intelligente per migliorare la raccolta differenziata nei rifugi alpini. L’idea prevede l’installazione di eco-compattatori smart che, grazie al riconoscimento dei codici a barre, identificano automaticamente i rifiuti, li smistano nelle giuste sezioni e li compattano, riducendo il volume e semplificandone il trasporto. I raccoglitori interni sono facilmente estraibili, trasportabili con motoslitte e cabinovie e sigillati ermeticamente per evitare la dispersione di percolato. Grazie alle tecnologie IoT, gli operatori ricevono notifiche in tempo reale in caso di riempimento, guasti o malfunzionamenti.
Ma come incentivare turisti ed escursionisti a utilizzare questi dispositivi? La soluzione è un sistema di cauzione: all’acquisto di un prodotto in quota il turista versa una piccola somma, restituita tramite un’app se il rifiuto viene correttamente conferito nell’eco-compattatore. L’app fornisce anche la posizione dei dispositivi e sostiene campagne di sensibilizzazione. Per completare il ciclo, parte della plastica recuperata viene trasformata in souvenir, la cui vendita contribuisce a sostenere economicamente il sistema secondo i principi dell’economia circolare.
Il vantaggio più importante? Riduzione dei costi di trattamento negli impianti industriali, maggiore efficienza nel processo di smaltimento e più rifiuti riciclati. L’evento ha ottenuto un’ampia risonanza mediatica, con servizi su Rai News e Sky TG24 e articoli su ANSA e LifeGate, oltre che sulle testate mantovane. I vincitori di ogni categoria ricevono il supporto dei mentor di MyRestartUp per trasformare il progetto in realtà. Il team Pandori è disponibile a collaborare con scuole e istituzioni per condividere la propria esperienza.
